Perché si sbadiglia? Cosa sa (e non sa) la scienza

Perché sbadigliamo e perché lo sbadiglio è contagioso? Le prove, le ipotesi e i dubbi della ricerca, dal raffreddamento del cervello alla comunicazione.

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Un leone sdraiato nell’erba secca che sbadiglia con la bocca spalancata
John Storr (pubblico dominio, via Wikimedia Commons)

Perché si sbadiglia? La risposta onesta è che la scienza non lo sa ancora con certezza. Sappiamo che lo sbadiglio è un comportamento antichissimo, presente nella maggior parte dei vertebrati, e che negli esseri umani è contagioso. Sappiamo anche che non serve a “prendere più ossigeno”, come si sente dire spesso. Sul suo scopo, invece, ci sono diverse ipotesi: la più studiata dice che aiuti a raffreddare il cervello, un’altra che serva soprattutto a comunicare con gli altri. In questo articolo separiamo con cura ciò che è stato dimostrato da ciò che è ancora in discussione.

Che cos’è uno sbadiglio

Uno sbadiglio è un’apertura ampia e involontaria della bocca, accompagnata da una profonda inspirazione. Durante lo sbadiglio i muscoli della mascella si allungano con forza, il battito del cuore accelera e aumenta il flusso di sangue nel collo, nella testa e nel viso.

È un comportamento molto antico dal punto di vista evolutivo. Come ricorda una rassegna di neurologi dell’Università di Ginevra pubblicata nel 2010, si osserva nella maggior parte delle specie di vertebrati e accompagna tutta la vita, dalla fase fetale alla vecchiaia. Uno studio della Durham University, nel Regno Unito, ha osservato con l’ecografia 4D feti tra la 24ª e la 36ª settimana di gravidanza e ha mostrato che gli sbadigli si possono distinguere in modo affidabile da una semplice apertura della bocca.

Il mito dell’ossigeno

La spiegazione più diffusa è che sbadigliamo perché nel sangue c’è poco ossigeno o troppa anidride carbonica. È stata messa alla prova già nel 1987 da Robert Provine e colleghi, all’Università del Maryland. Alcuni studenti hanno respirato ossigeno puro oppure miscele più ricche di anidride carbonica: il ritmo del respiro cambiava, ma il numero e la durata degli sbadigli no. Anche un’attività fisica sufficiente a raddoppiare la frequenza del respiro non faceva sbadigliare di più.

La conclusione degli autori è che lo sbadiglio non ha una funzione principalmente respiratoria e che sbadiglio e respiro sono controllati da meccanismi diversi. È uno dei pochi punti su cui oggi i ricercatori concordano.

L’ipotesi del raffreddamento del cervello

L’ipotesi più studiata dal 2007 a oggi è quella proposta dal ricercatore statunitense Andrew Gallup e dai suoi collaboratori: lo sbadiglio servirebbe a regolare la temperatura del cervello, raffreddandolo quando si scalda un po’ troppo. Secondo questa idea, l’allungamento della mascella aumenta il flusso di sangue verso la testa, mentre la profonda inspirazione di aria più fresca raffredda il sangue che scorre vicino al naso e alla bocca e che poi raggiunge il cervello.

Le prove a favore

In una rassegna pubblicata nel 2012 sulla rivista Frontiers in Neuroscience, Gallup e un collega riassumono i risultati raccolti fino ad allora:

  • Naso e fronte fresche. In un esperimento del 2007, le persone che respiravano solo con il naso o tenevano qualcosa di freddo sulla fronte, due azioni che abbassano un po’ la temperatura del cervello, sbadigliavano meno per contagio quando vedevano altre persone sbadigliare.
  • Estate e inverno. A Tucson, in Arizona, i passanti intervistati d’inverno, con temperature medie di circa 22 °C, avevano quasi il doppio delle probabilità di sbadigliare per contagio rispetto a quelli intervistati in estate, con circa 37 °C.
  • Esperimenti sui ratti. Misure dirette nel cervello dei ratti hanno mostrato le variazioni di temperatura previste dalla teoria prima e dopo gli sbadigli.

Anche il confronto tra specie va nella stessa direzione, secondo il gruppo di Gallup: in uno studio del 2016 sui mammiferi, la durata media dello sbadiglio è risultata strettamente legata al peso del cervello e al numero di neuroni della corteccia. I primati, in genere, hanno sbadigli più lunghi degli altri mammiferi.

Le critiche

Non tutti sono convinti. Nella loro rassegna del 2010, i neurologi di Ginevra hanno concluso che le teorie che attribuiscono allo sbadiglio un ruolo fisiologico, compresa quella della temperatura, non hanno prove sufficienti. In una risposta successiva hanno aggiunto che l’unico effetto specifico dello sbadiglio dimostrato finora è il suo carattere contagioso, mentre nessuno studio era riuscito a osservare effetti fisiologici specifici dello sbadiglio sull’individuo che sbadiglia. Gallup, dal canto suo, ha replicato difendendo la propria teoria. Il dibattito, insomma, è ancora aperto.

Le altre ipotesi

Oltre al raffreddamento del cervello, gli scienziati ne discutono almeno altre due.

  • Cambiare “stato”. Lo sbadiglio compare spesso nei momenti di passaggio da un’attività all’altra e in attesa di eventi importanti. Da qui l’idea che aiuti il cervello a modificare il proprio livello di attivazione. Gli studi che hanno misurato questo effetto, però, hanno dato risultati contrastanti.
  • Comunicare. Secondo i neurologi di Ginevra, l’ipotesi che riceve sempre più sostegno è quella sociale: lo sbadiglio servirebbe a trasmettere agli altri stati come sonnolenza, noia o un lieve stress.

Le diverse ipotesi non si escludono per forza a vicenda. Alcuni ricercatori pensano che lo sbadiglio possa avere più di una funzione, magari una fisiologica più antica e una sociale comparsa più tardi nell’evoluzione.

Cosa sappiamo e cosa no

La tabella riassume lo stato delle conoscenze, distinguendo i fatti osservati dalle ipotesi.

AffermazioneStato attuale
La maggior parte dei vertebrati sbadiglia, dalla fase fetale alla vecchiaiaFatto osservato
Negli esseri umani lo sbadiglio è contagiosoFatto osservato
Si sbadiglia per prendere più ossigenoNon supportato dagli esperimenti
Lo sbadiglio serve a raffreddare il cervelloIpotesi con diversi studi a favore, ma contestata
Lo sbadiglio aiuta a cambiare livello di attivazioneIpotesi con risultati contrastanti
Lo sbadiglio serve a comunicare stati come sonno o noiaIpotesi in discussione
Il contagio dello sbadiglio misura l’empatiaProve incoerenti e non conclusive

Perché lo sbadiglio è contagioso

Vedere qualcuno che sbadiglia ci fa venire voglia di sbadigliare: questo, a differenza della funzione dello sbadiglio, è un fatto ben documentato. Il contagio è stato osservato negli esseri umani, in alcune altre specie di primati e forse nei cani.

Negli esseri umani non è presente fin dalla nascita. Uno studio dell’Università del Connecticut su 120 bambini tra 1 e 6 anni ha osservato un aumento netto degli sbadigli contagiosi intorno ai 4 anni.

Conta anche chi sbadiglia. Due ricercatori dell’Università di Pisa hanno raccolto per un anno osservazioni su persone adulte e, come riportano nel loro studio pubblicato su PLOS ONE, il contagio era più frequente tra parenti, poi tra amici, poi tra conoscenti e infine tra sconosciuti. Sesso e nazionalità, invece, non facevano differenza.

È davvero una questione di empatia?

Risultati come questi hanno fatto pensare che lo sbadiglio contagioso sia legato all’empatia, cioè alla capacità di condividere le emozioni degli altri. È un’idea affascinante, ma non ancora dimostrata. Una rassegna critica pubblicata nel 2017 da ricercatori dell’Università di Vienna e della State University of New York ha esaminato gli studi disponibili e ha trovato prove incoerenti e non conclusive. Secondo gli autori, altri fattori, come quanta attenzione prestiamo al volto degli altri o la tendenza a trattenersi in pubblico, potrebbero spiegare parte dei risultati.

Consiglio: quando leggi un titolo come “Finalmente scoperto perché sbadigliamo”, controlla se l’articolo parla di una prova o di un’ipotesi. Sullo sbadiglio esistono esperimenti interessanti, ma nessuno ha ancora chiuso la questione: un buon segnale di serietà è quando un testo cita anche le critiche e i risultati contrari.

Domande frequenti

Perché si sbadiglia quando si è stanchi o annoiati?

Non si sa con certezza. Le diverse ipotesi lo spiegano in modi differenti: secondo l’ipotesi sociale, lo sbadiglio servirebbe a trasmettere a chi ci sta intorno stati come sonnolenza e noia; secondo altri ricercatori aiuterebbe il cervello a cambiare livello di attivazione o a regolare la propria temperatura.

Anche gli animali sbadigliano?

Sì. Lo sbadiglio è stato osservato nella maggior parte delle specie di vertebrati, dai mammiferi agli uccelli. Il contagio, invece, è stato documentato solo in poche specie, tra cui l’essere umano e alcuni altri primati.

I bambini sbadigliano già prima di nascere?

Sì. Con l’ecografia 4D i ricercatori della Durham University hanno osservato sbadigli nei feti tra la 24ª e la 36ª settimana di gravidanza; il loro numero diminuiva a partire dalla 28ª settimana.

Lo sbadiglio contagioso dice quanto siamo empatici?

Per ora no. Alcuni studi hanno trovato un legame con la vicinanza emotiva tra le persone, ma una rassegna critica del 2017 ha concluso che le prove di un collegamento diretto con l’empatia sono incoerenti e servono ricerche più rigorose.

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