Come si è appiattita la Via Lattea: il disco si è assottigliato in due fasi

Uno studio guidato dall’IAC con l’INAF, basato su dati Gaia, mostra che il disco della Via Lattea si è appiattito prima molto rapidamente e poi lentamente.

Scritto da
Pubblicato
Lettura
2 minuti
Ritratto a infrarossi del disco della Via Lattea con stelle e polveri, ripreso dal telescopio spaziale Spitzer
NASA/JPL-Caltech/Univ. of Wisconsin (pubblico dominio, via Wikimedia Commons)

Il disco della Via Lattea si è appiattito in due fasi molto diverse tra loro: prima in modo rapidissimo, poi lentamente fino a oggi. Lo indica uno studio guidato dall’Instituto de Astrofísica de Canarias (IAC), con la partecipazione dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), pubblicato sulla rivista The Astrophysical Journal Letters e raccontato da Media INAF il 3 novembre 2026.

Gran parte delle stelle della nostra galassia si trova su due dischi: uno sottile e più giovane e uno più spesso e più antico. Per capire come siano nati, gli astronomi avevano due ipotesi. Nella prima le stelle nascono in un disco sottile e poi le interazioni con nubi di gas, bracci a spirale o barra centrale le allontanano dal piano. Nella seconda, detta “upside-down” (sottosopra), le stelle si formano in distribuzioni che si assottigliano man mano che il gas da cui nascono si calma e si deposita sul piano.

Il gruppo ha usato i dati del satellite Gaia dell’Agenzia spaziale europea e le età stellari del progetto ChronoGal, con una risoluzione migliore del 5% secondo l’articolo scientifico. Più le stelle sono giovani, più sono vicine al piano galattico, ma non a un ritmo costante. Il punto di svolta risale a circa 10,8 miliardi di anni fa. Prima di allora il disco si è assottigliato in soli 2 miliardi di anni, passando da oltre 4.100 anni luce di spessore (1,26 kiloparsec) a circa 1.600 anni luce (0,5 kiloparsec). Poi l’assottigliamento è stato graduale, fino a circa 400 anni luce (0,1 kiloparsec) per le stelle più giovani.

Un cambiamento così rapido non può essere spiegato da un processo lento e graduale, scrivono gli autori. I dati sono invece compatibili con il modello “upside-down”: il disco spesso si sarebbe formato in una fase iniziale turbolenta, quello sottile più tardi, in un periodo più tranquillo.

«È la prima chiara evidenza osservativa a favore di uno dei due modelli per le fasi primordiali della nostra Galassia», ha spiegato a Media INAF Santi Cassisi, dell’INAF d’Abruzzo e coautore. Il contributo dell’INAF riguarda la libreria di modelli di evoluzione stellare BaSTI e gli strumenti di sintesi di popolazione usati per stimare le età. Gaia ha compiuto oltre tre trilioni di osservazioni di due miliardi di stelle e altri oggetti tra il 27 luglio 2014 e il 15 gennaio 2025.

Fonti: Media INAF, arXiv – articolo scientifico, ESA – missione Gaia

Autore

Tutti gli articoli dell’autore

Notizie

Articoli correlati

Tutto l’argomento

Commenti

Ancora nessun commento. Scrivi tu il primo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi contrassegnati con * sono obbligatori. Nei commenti non possiamo dare consigli medici personali.

Partner Romania 175