Quando in un referto compare la frase “cellule epiteliali poligonali frequenti”, molti si chiedono cosa significhi davvero e quanto dovrebbe preoccupare. Il tema riguarda soprattutto le analisi delle urine e, piu raramente, i tamponi vaginali o i Pap test. In breve, queste cellule provengono per lo piu dalla cute o dalla mucosa genitourinaria e, se numerose, possono indicare campione contaminato o infiammazione.
L’obiettivo di questo articolo e chiarire cosa sono, perche compaiono, quando hanno valore clinico e come ridurre i falsi allarmi con una raccolta corretta. Verranno condivisi numeri aggiornati, riferimenti a organismi autorevoli come OMS, EAU, ECDC e suggerimenti pratici per capire quando consultare lo specialista.
Cosa sono le cellule epiteliali poligonali
Le cellule epiteliali poligonali sono, in termini semplici, cellule di rivestimento con contorni angolati e profilo piatto o leggermente convesso. Nel contesto uro-ginecologico, il termine si sovrappone spesso alle cellule epiteliali squamose di origine vulvo-vaginale o uretrale. Al microscopio appaiono con citoplasma ampio, nucleo centrale relativamente piccolo e margini irregolari ma netti.
La loro presenza in tracce e considerata fisiologica nelle urine, perche la mucosa si rinnova continuamente attraverso la desquamazione. In laboratorio, i referti possono indicare quantita qualitative (scarse, moderate, numerose) oppure quantitative per campo ad alto ingrandimento. Molti laboratori considerano 0–5 cellule squamose per campo come intervallo tipico in un campione ben raccolto, ma le soglie operative possono variare.
Nel 2026, le linee guida cliniche sull’interpretazione del sedimento urinario restano coerenti: conta piu il contesto clinico che il numero assoluto. Secondo l’EAU, il dato va sempre letto insieme a batteriuria, leucociti, nitriti e sintomi. L’osservazione isolata di cellule poligonali frequenti non basta per definire patologia, ma puo suggerire un controllo della qualita del campione.
Perche compaiono spesso nelle analisi delle urine
Le ragioni piu comuni sono banali: contaminazione da cute o mucosa esterna durante la raccolta, igiene non ottimale, contatto del getto iniziale con il contenitore, o permanenza del campione a temperatura ambiente con autolisi cellulare. Nelle donne, l’anatomia favorisce un maggior trascinamento di cellule squamose nel flusso urinario, specie in prossimita del ciclo, in gravidanza o con perdite vaginali.
Studi di medicina di laboratorio riportano che, in contesti ambulatoriali, tra il 10% e il 30% dei campioni urinari risulta contaminato, con incremento delle cellule epiteliali squamose e dei batteri ambientali. Questo non significa infezione: indica piuttosto che la fotografia biologica e “sporcata” da materiale non urinario, riducendo l’affidabilita dell’esame.
Per capire meglio le cause frequenti e utile visualizzare uno schema pratico.
Punti chiave da ricordare
- Igiene prelievo insufficiente prima della raccolta del campione.
- Raccolta non midstream, con inclusione del primo getto urinario.
- Contenitore non sterile o tappo aperto troppo a lungo.
- Ritardo nel trasporto al laboratorio oltre 2 ore senza refrigerazione.
- Perdite vaginali o secrezioni uretrali che contaminano il campione.
Nel 2026, le raccomandazioni pratiche dei CDC e dell’EAU restano centrate su “clean-catch” midstream e consegna rapida del campione. L’adozione sistematica di istruzioni scritte e kit dedicati migliora la qualita e riduce ripetizioni inutili dell’esame.
Quando la frequenza suggerisce contaminazione del campione
Molti laboratori adottano soglie operative per segnalare una probabile contaminazione. Una quantita definita come “numerosa” o superiore a 15–20 cellule squamose per campo ad alto ingrandimento viene spesso considerata indicativa di campione non pulito, a maggior ragione in assenza di leucociti, nitriti o sintomatologia. Si tratta di criteri orientativi, non assoluti.
La contaminazione e piu probabile se coesistono flora batterica mista, muco e cellule di varia morfologia. In questi casi, la ripetizione del prelievo con tecnica midstream riduce le discrepanze. Revisioni in ambito infermieristico e di laboratorio pubblicate tra il 2020 e il 2025 mostrano riduzioni dei tassi di contaminazione del 30–50% quando si eseguono protocolli strutturati di raccolta e si refrigerano i campioni se il trasporto supera 2 ore.
Nel referto, l’annotazione “cellule epiteliali poligonali frequenti” senza segni di infezione non dovrebbe portare a terapia antibiotica. Secondo l’EAU 2026, trattare senza evidenza microbiologica aumenta il rischio di resistenze. ECDC riporta che in molti paesi UE/SEE la resistenza di Escherichia coli ai fluorochinoloni supera il 20%, dato stabile nelle ultime rilevazioni.
Possibili cause patologiche da considerare
Non sempre la frequenza di cellule epiteliali poligonali si limita a contaminazione. Se accompagnata da piuria, batteriuria significativa o sintomi, puo suggerire un processo infiammatorio locale. Vaginiti, uretriti, cistiti e uretriti da traumi meccanici o chimici possono aumentare la desquamazione epiteliale.
Le infezioni sessualmente trasmesse meritano attenzione. L’OMS nel 2026 continua a stimare oltre 374 milioni di nuove IST curabili all’anno nel mondo, includendo clamidia, gonorrea, sifilide e tricomoniasi. Queste condizioni possono aumentare secrezioni e cellule epiteliali nei campioni. Per le UTI non complicate, E. coli e responsabile della maggioranza dei casi in comunita, con percentuali spesso superiori al 70% nelle revisioni EAU piu recenti.
Per orientarsi rapidamente, e utile un elenco di scenari clinici che, insieme alla citologia del sedimento, fanno sospettare patologia.
Situazioni cliniche da valutare
- Disuria, urgenza minzionale, dolore sovrapubico con leucociti e nitriti positivi.
- Perdite vaginali anomale, prurito, pH vaginale alterato, sospetto di vaginite.
- Uretrite con secrezione e bruciore, partner a rischio, test IST consigliati.
- Ematuria microscopica persistente assieme a cellule uroteliali atipiche.
- Febbre e dolore lombare che suggeriscono coinvolgimento vie urinarie alte.
Se il quadro clinico punta all’infezione, la coltura mirata e la PCR per IST selezionate sono raccomandate da EAU e OMS, per indirizzare terapia mirata e limitare l’uso inappropriato di antibiotici.
Differenze tra cellule squamose, uroteliali transizionali e tubulari renali
Non tutte le cellule epiteliali hanno lo stesso significato. Le cellule squamose sono grandi, piatte, poligonali e provengono per lo piu da vulva, vagina o uretra distale. Indicano spesso contaminazione extraurinale. Le cellule uroteliali transizionali derivano invece dall’urotelio di vescica e ureteri; sono piu piccole, con profilo tondeggiante o ovale.
Le cellule tubulari renali sono le piu rare ma clinicamente rilevanti: piccole, con nucleo ben evidente, possono indicare sofferenza tubulare o danno renale acuto se presenti in numero significativo e in associazione a cilindri granulari o proteine elevate. In questo caso, il referto non parla piu solo di “poligonali”, bensi di cellule di specifica origine, e il quadro richiede accertamenti rapidi.
Nel 2026, i manuali di laboratorio ribadiscono che l’interpretazione morfologica deve essere integrata da marker come proteinuria, ematuria, gravita specifica e creatinina sierica. Un’unica voce nel referto non definisce la diagnosi: fa da segnale per approfondimenti mirati, in base al profilo clinico.
Come raccogliere correttamente il campione per ridurre i falsi allarmi
La qualita del campione e decisiva. Tecniche di raccolta “clean-catch” midstream, educazione del paziente e riduzione dei tempi tra raccolta e analisi hanno mostrato, in studi pubblicati tra il 2020 e il 2025, una riduzione sostanziale delle contaminazioni. Nel 2026, CDC ed EAU continuano a raccomandare le stesse buone pratiche, con enfasi sulla standardizzazione.
Ecco una procedura pratica che, se seguita, riduce nettamente il rischio di vedere “cellule epiteliali poligonali frequenti” per semplice contaminazione.
Procedura consigliata passo per passo
- Igiene mani, quindi detersione delicata dei genitali con salvietta o sapone neutro.
- Prima porzione di urina nel water; raccogliere solo il flusso intermedio.
- Usare contenitore sterile, aprirlo solo al momento della raccolta e richiuderlo subito.
- Consegnare il campione entro 2 ore o conservarlo in frigorifero a 4 gradi.
- Comunicare farmaci assunti, ciclo, gravidanza, perdite o sintomi al laboratorio.
Programmi educativi e kit dedicati mostrano riduzioni dei tassi di contaminazione del 30–50% rispetto alla raccolta non guidata. Ci si attende che, con l’adozione diffusa di standard condivisi nel 2026, tali miglioramenti diventino prassi anche nei setting ad alto volume.
Interpretare il dato insieme ad altri indicatori di laboratorio
Il significato clinico cambia quando le cellule epiteliali poligonali si associano ad altri marker. Leucociti e nitriti positivi, batteriuria significativa in coltura e sintomi compatibili orientano verso UTI. Il classico cut-off di 10^5 CFU/mL nelle urinocolture su campione midstream resta un riferimento, ma nelle donne sintomatiche alcuni protocolli clinici considerano utili anche soglie inferiori, per esempio 10^2–10^3 CFU/mL, sempre nel contesto giusto.
La presenza di emazie persistenti, cilindri o proteinuria moderata-alta sposta l’attenzione a un coinvolgimento delle vie alte o del parenchima renale. Al contrario, cellule squamose numerose senza altri segni di infiammazione puntano a un problema di raccolta. ECDC, nei rapporti 2024–2025, sottolinea l’importanza di evitare terapie empiriche ripetute su campioni dubbi, per contenere l’antibiotico-resistenza crescente nel bacillo di E. coli.
Nei referti moderni, molti laboratori affiancano al giudizio morfologico criteri di qualita del campione. Questo aiuta clinici e pazienti a decidere rapidamente se ripetere la raccolta o procedere con ulteriori indagini mirate.
Quando consultare uno specialista e quali esami possono servire
Se compaiono sintomi intensi, ricadute frequenti o segnali atipici nel sedimento, e prudente rivolgersi al medico, all’urologo o al ginecologo. In particolare, dolore, febbre, brividi, ematuria macroscopica o dolore lombare richiedono valutazione tempestiva. L’Istituto Superiore di Sanita e il Ministero della Salute in Italia ribadiscono l’importanza di percorsi di cura appropriati, per ridurre uso inappropriato di antibiotici e garantire follow-up adeguato.
Esistono esami mirati che, in base al quadro, aiutano a distinguere tra contaminazione, infezione e altre cause. Una panoramica organizzata rende piu semplice la pianificazione.
Esami utili da discutere con il medico
- Ripetizione dell’esame urine con tecnica midstream e consegna rapida.
- Urinocoltura con antibiogramma per guidare la terapia mirata.
- Tampone vaginale o uretrale e test PCR per IST selettive.
- Ecografia reno-vescicale in caso di complicazioni o segni di ostruzione.
- Citologia urinaria e cistoscopia se presenti cellule atipiche o ematuria persistente.
Nel 2026, OMS ed EAU insistono sull’approccio stepwise: si parte da esami a basso costo e alta resa, si procede ad accertamenti avanzati solo se gli indizi clinici lo richiedono. In questo modo si migliora la qualita diagnostica, si riducono tempi e costi, e si limita l’esposizione a terapie inutili.


